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Storie - di Nino Calì -

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Bologna, Agosto, Giorno Secondo...

Fotografia di Antonino Calì - Reserved ©

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Più avanti le canzoni: "Divina Melodia" e "Il Mio Amore Si Chiama Paradiso".

Di seguito "Ricordo"; un breve stralcio del racconto poliziesco a puntate: "Ontayon - L'alleato perduto" di prossima messa on line.

Ricordo - Estratto provvisorio da "Ontayon - L'alleato perduto" Di Antonino Calì

Ricordo! Libero pensiero di Antonino Calì!

Ricordo mio nonno e di quando ero bambino, e di quanto lo tormentassi affinché mi dicesse cose che nessun bambino di solito voleva conoscere. Il mio caro vecchietto sapeva come fare per stimolare la curiosità nei piccini ed io, insieme ai miei compagnetti, ci dimostravamo sempre più curiosi dei racconti con i quali ci afferrava e ci proiettava in luoghi fantastici pieni di stupende creature e di ameni e paradiasiaci paesaggi, facendo galoppare la nostra fantasia e facendoci vivere favole stupende immersi in una diversa surreale realtà.
I miei ricordi si spingono molto in là nel tempo e, a volte, la nostalgia mi afferra, mi riempie di commozione, quando una timida lacrima comincia a versarsi giù per la guancia mentre una mano ne tenta inutilmente l'arresto per asciugarla. Quel giorno con mio nonno e i miei compagnetti, fummo in giro per la città, fino alla sfinimento - tanto girammo - e concludemmo, poi, il nostro girovagare al grande parco dei divertimenti che si trovava tra la prima e la seconda tangenziale, a ridosso della vecchia autostrada Catania-Palermo, dove vi giungemmo al calar della sera con la velocissima metropolitana. Iniziammo prestissimo. Andammo prima a fare il bagno alla Playa, la meravigliosa spiaggia catanese che veniva presa d'assalto da milioni di turisti praticamente tutti i giorni dell'anno. Mio nonno abitava, allora, in una moderna parte della città di Catania chiamata "Città Satellite" dalla quale si aveva una vista bellissima del mare e di buona parte della litoranea, della spiaggia e del - ormai vecchio - aeroporto di Fontanarossa. Ricordo, a questo proposito, quello che il nonno ci raccontava di un suo fratello e di ciò che diceva ogni volta che veniva in città:

-Ma...dove l'hanno messa?...
Al che mio nonno rispondeva:
-Ma che cosa?
-La fontana, no!
-La fontana?
-Si, la "Fontana Rossa!!!".
E allora entrambi ridevano da matti.

Verso sera, prendemmo la sotterranea che ci catapultò - letteralmente - al grande parco dei divertimenti. Ci divertimmo tantissimo, io e i miei compagnetti e, quando proprio non ne potemmo più, decidemmo di tornare. Il "metrò" ci rapì per qualche minuto, consegnandoci alla grande stazione Duomo. Fu lì che per la prima volta mio nonno ci fece vedere le meravigliose "bomboniere", le "conchiglie" di antica bellazza incastonate nei sotterranei della città e che il grande terremoto del 1693 sembrava avesse sepolto per sempre e che, piano piano, s'era riusciti a renderle fruibili al grande pubblico. Quando arrivammo alla grande stazione "Duomo", anziché uscire prendendo una delle numerose scale mobili per risalire in superficie, percorremmo un largo corridoio da dove giungemmo in pochi minuti in una vasta area affollatissima di gente seduta ai numerosi tavolini o abbarbicata sugli alti sgabelli del bancone di un bar. Noi continuammo ancora a camminare e, percorso un altro corridoio, giungemmo in un posto con bellissime pitture murali che il mio progenitore inizio ad ammirare, spiegandocene il loro mistero. Questo posto fu chiamato da mio nonno: "Terme Achilleane"..."Luce dei miei occhi".

© Antonino Calì

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